Sotto il cofano di FireFox

Sotto il cofano di FireFox

20 trucchi per velocizzare il caricamento delle pagine, ridurre l’ingombro di memoria e personalizzare l’interfaccia secondo i vostri gusti

Non è un segreto che una delle principali caratteristihce del famoso browser è quella di essere fortemente personalizzabile nell’aspetto e nel comportamento. Tuttavia l’operazione non è sempre alla portata dell’utente casalingo, a meno che questo non sia guidato opportunamente nelle operazioni da compiere.

Quanti di voi si sono trovati a digitare il famoso “about:config” sulla barra del noto browser di Mozilla Foundation spinti dalla curiosità sanno che è peggio che aggirarsi per le vie di Tokio senza cartina. Tuttavia con qualche indicazione precisa è possibile ottenere notevoli vantaggi nell’utilizzo della volpe.

Come è noto le opzioni di FireFox sono localizzate nel menù Tool->Options (o Strumenti->Opzioni per la versione italiana), tuttavia il pannello che si presenta all’utente è assai sguarnito di opzioni. L’unico modo per modificare a fondo il comportamento del browser è agire attraverso la pagina about:config.

Sul sito ComputerWorld.com appare un interessante articolo che spiega come modificare i numerosi e spesso incomprensibili parametri di funzionamento del browser e dei suoi plug-in per ottenere la massima efficenza e la migliore esperienza di navigazione possibile.

l’articolo con la guida completa (in lingua inglese) all’indirizzo
http://www.computerworld.com/action….

Longhorn, il fratellino mai nato finalmente esce allo scoperto

Longhorn, il fratellino mai nato finalmente esce allo scoperto

Windows Longhorn è stato riesumato ed è disponibile per il download. Microsoft lo annunciò nel lontano 2002 come il sistema operativo successore di Windows XP. Tuttavia Windows Longhorn del 2002 e il Windows Vista venuto alla luce il 31 Gennaio 2007 non sono lo stesso sistema operativo. Molta gente ricorda quel mese di Agosto del 2004 in cui Big M annunciò un ridimensionamento delle prospettive per il nuovo prodotto per renderlo disponibile entro il 2006.

Se Microsoft non avesse attuato questo cambio di rotta, Vista non sarebbe mai stato così come lo vediamo partire oggi sui nostri (vitaminizzati) personal computers.

Tuttavia pare che un gruppo di sviluppatori che procedeva parallelamente allo sviluppo della creatura di Redmond decise di proseguire per la strada tracciata dall’inizio infischiandosene delle nuove direttive del quartier generale di Bill Gates. Come risultato di ciò si fece carico di riportare in vita il progetto Longhorn così come era previsto dalle specifiche iniziali di Microsoft.

Longhorn Reloaded è un’iniziativa dedicata al progetto nato col medesimo codename”. Per spiegarla in poche parole, il nostro scopo era di finire quello che Microsoft iniziò prima dell’annullamento del progetto iniziale. Si tratta di una derivazione di Windows 6.0.4074, che fu inizialmente rilasciato durante il 2004 alla Windows Hardware Engineers Conference” riporta un messaggio sul Longhorn Reloaded Official Website.

Mentre Windows Vista non dispone più del filesystem WinFS come “core-feature” e nasce come figlio del moderno kernel di Windows Server 2003, il JoeJoe Group (autore di questa epica impresa) è tornato indietro alla versione build 4074 di Longhorn ed ha iniziato da lì i propri sforzi per portare in vita la creatura. “Longhorn Reloaded M1 Technical Refresh, questo sitema operativo può essere installato su un drive partizionato, il serial number è ….” continua un messaggio che accompagna il download del pacchetto.

Microsoft ha ovviamente dichiarato di non aderire ne appoggiare il progetto. Ha inoltre precisato che la licenza per l’utente finale della beta build di Longhorn non consente di modificare e ridistribuire il codice. Intanto il Joejoe group sotto la guida di Jemaho (JeanMarie Houvenaghel) informa il pubblico che il processo di sviluppo del “nuovo” sistema operativo toccherà la milestone release M2.

Sicuro di aver allettato intenditori e collezionisti di oggetti strani e demodè cito la fonte di questo post:
http://news.softpedia.com/

Linux Foundation risponde alle minacce di Microsoft

Linux Foundation risponde alle minacce di Microsoft

“Toccate un solo membro della comunità Linux e dovrete vedervela con noi tutti” esordice battagliero Jim Zemlin, direttore esecutivo di Linux Foundation dalle pagine di BusinessWeek ribattendo alle pesanti accuse mosse da Microsoft a Linux e OpenOffice. Accuse che, come noto, riportano in ballo l’ormai annosa questione dei brevetti software e della minaccia che questi rappresentano per l’intero mondo del software open source.
“Microsoft non è la sola – e neppure la più grande – proprietaria di brevetti in questo campo. Certi membri dell’ecosistema Linux possiedono un portafoglio di brevetti di rilevante importanza.” continua sempre Zemlin “Gruppi industriali come l’Open Innovation Network e il nostro programma legale, aggregano i brevetti dei nostri membri in un arsenale utilizzabile come deterrente contro attacchi predatori sui brevetti”.
Zemlin ha anche ricordato come la propria organizzazione gestisca un fondo che protegge utenti e sviluppatori di software open source da eventuali cause legali relative ai brevetti.
“Non ci aspettiamo di doverlo fare, ma se necessario utilizzeremo questo fondo per difendere Linux”, ha commentato il boss di Linux Foundation, che ha inoltre diffidato Microsoft dal continuare una “campagna di FUD buona soltanto per minare la fiducia nel sistema delle proprietà intellettuali statunitense”.
Insomma parole forti e scenari bellici tra due opposti modi di concepire il software.
Tuttavia la guerra dei brevetti è solo al prologo, restate sintonizzatil.

(Tratto da PuntoInformatico.it)

Come fare la OpenCola

Come fare la OpenCola

Mentre la Pepsi e la Coca-Cola custodiscono gelosamente le ricette per le loro bevande, parecchie organizzazioni hanno concesso le proprie a beneficio della collettività.
Ai link sottostanti trovate la ricetta per preparate la OpenCola, una cola open-source che invita i fruitori a modificare la composizione per ottenere un drink migliore a partire dalla ricetta stessa. La lista degli ingredienti è ovviamente coperta da licenza GNU GPL.

http://www.wikihow.com/Make-OpenCola

http://it.wikipedia.org/wiki/OpenCola

Google digitalizza 800.000 tra manoscritti e libri appartenenti all’Università indiana di Mysore

Google digitalizza 800.000 tra manoscritti e libri appartenenti all’Università indiana di Mysore

Il sogno di Google di indicizzare tutto lo scibile umano compie in questi giorni un passo importantissimo. La potentissima search-company ha annunciato che convertirà in formato digitale un elevatissimo numero di documenti antichi appartenenti all’Università di Mysore in India per includerli nel servizio di ricerca Google Book. (maggiori informazioni sul sito arstechnica.com)

Ecco perchè lavorare somiglierà sempre più a giocare

Ecco perchè lavorare somiglierà sempre più a giocare

Il lavoro non è gioco. Forse dovrebbe esserlo. Sembra assurdo ma c’è chi crede fermamente in queste parole.
Paul Johnston, presidente della Entellium, software house specializzata in prodotti per customer relationship ha reinventato la sua società sull’idea che il software per il business funziona meglio se si avvicina al concept di un videogame. Nel mondo degli affari si spendono milioni di dollari su software che tentano di tracciare l’attività della forza vendite, dell’ufficio marketing, dei rivenditori e ogni interconnessione tra tutto questo. Sfortunatamente la maggior parte di questo software è usato con l’approccio di chi fa i conti con le bollette a fine mese. Nessuno gestisce queste operazioni con atteggiamento positivo. E per di più il software ha una forte responsabilità su questo stato di cose.

“I software CRM sono progettati per consentire ai tuoi manager di sbirciarti” afferma Mr Johnston. Lui sostiene che anche alla Entellium, locata a Seattle, affronta il problema di mettere in condizione il suo staff vendite di aggiornare in modo efficiente i propri dati. Partendo dalla considerazione che i venditori sono gente competitiva, ha realizzato che il loro software ideale doveva mostrare la situazione delle vendite in raffronto con quelle dei proprio colleghi / concorrenti come fossero in un torneo a punti. Di quì lo sviluppo dell’innovativo software Rave introdotto ad aprile.

Rave adotta una varietà di tecniche prese a prestito dai videogiochi. Ad esempio puoi creare un dossier dei tuoi clienti e prospect di vendita che includono fotografie, lista delle loro preferenze, delle loro abitudini d’acquisto molto similmente alla compilazione di un profilo di gioco di un personaggio per un videogame role-playng classico.

I prospect sono dotati di punteggio, non alla maniera di un CRM convenzionale ma bensì su parametri più friendly. Quindi non verrà dato peso ad esempio a quanto è nuovo un cliente ma quanto gradisce fare un certo tipo di acquisti rispetto ad altri.

La grafica ha un ruolo molto importante. Tutti i prospetti sono organizzati su una timeline simile a quella di un videogame strategico temporale.

Ovviamente Rave non è certo la versione business di un Football Manager o di un Madden NFL, tuttavia ci sono diversi testimoni che questo approccio intelligentemente ludico al CRM management matura i suoi frutti ben presto. E’ di quest’idea anche Craig K. Hall, presidente della Logos Marketing Inc., una solida realtà nella comunicazione grafica di Albany e presto saranno parecchi i boss in doppio petto a pensarla allo stesso modo.

Questo è solo un piccolo esempio ma tuttaltro che isolato. Per avere un’idea di quanto è diffusa questa mentalità nel nuovo continente potete sbirciare l’articolo ispiratore di questo post sul New York Times

Google solleva il sipario su Universal Search

Google solleva il sipario su Universal Search

Il search engine più famoso del mondo annuncia il suo metodo di ricerca totale mediante il quale è possibile ricercare testi, immagini, news, video e altro ancora in un’unica azione.
Questo è il risultato dell’unificazione dei vari sistemi di ricerca specializzati nelle rispettive aree nel tentativo di fornire dei risultati di ricerca quanto più rilevanti, pertinenti e di conseguenza utili per l’utente.

L’annuncio è stato fatto da Marissa Mayer, vice presidente per la divisione search engine durante un evento nella sede centrale di Google inc a Mountain View, California.

Anche la concorrenza di Big G si stà muovendo nella medesima direzione in quanto si è diffusa la convinzione che è fortemente inconveniente per gli utenti avere differenti motori di ricerca per la medesima query in quanto il più delle volte è importante per l’utente visionare insieme pagine web, immagini, mappe o video che soddisfino i criteri di ricerca impostati.

Alcuni studi tra l’altro hanno stabilito che l’utente, animale pigro e distratto per definizione, spesso non realizza la disponibilità di un motore di ricerca specializzato ad esempio per le immagini o per il suono e di conseguenza tende ad usare principalmente il motore principale per pagine web. Pertanto la mossa di Google è salutata in modo molto favorevole dai propri addetti ai lavori.

Turismo on line in Italia: più di 9 milioni gli internauti

Turismo on line in Italia: più di 9 milioni gli internauti
Una ricerca condotta da Nielsen/NetRatings ha rivelato che sono più di 9 milioni gli italiani che hanno navigato su siti legati al mondo del turismo a gennaio di quest’anno. Su un totale di circa 20 milioni di navigatori attivi in Italia, i siti di travel on line ne hanno attratto quasi la metà (45% circa). Se compariamo i dati a livello europeo, l’Italia si colloca al terzo posto, seguita a breve distanza dalla Spagna.

Al primo e secondo posto troviamo rispettivamente, Francia e Regno Unito, con oltre il 60% di penetrazione. Questi dati mostrano l’importanza del settore e delle sue potenzialità di crescita, soprattutto in Italia. I siti che hanno registrato maggiore affluenza in Italia sono stati Google Maps, Trenitalia, ViaMichelin, Expedia e Lastminute.com.

”I nostri dati evidenziano un sempre maggiore utilizzo dell’on line nell’ organizzazione di viaggi e vacanze”, afferma Ombretta Capodaglio, Marketing Manager di Nielsen//NetRatings. ”Nell’ultimo anno il settore Travel ha registrato una crescita del 13%, con picchi del 39% nel settore delle ‘agenzie virtuali’ -trainato da Expedia con oltre 1 milione e 300 mila visitatori a gennaio – e del 27% in quello delle ‘compagnie aeree’- trainato dalla forte crescita di tutte le compagnie aeree low cost, Ryanair.com in primis”.

In forte crescita anche i siti di mappe e di ricerca on line di informazioni turisitiche (+33%), con Google Maps (2,8 milioni di utenti) e ViaMichelin (1 milione e 800 mila utenti) tra i siti più visitati nel gennaio 2007.

I siti di prenotazioni alberghiere hanno evidenziato una crescita del 18% in media durante l’anno, con Bookins e Venere.com che rappresentano sia i siti più trafficati che quelli che hanno visto una maggiore crescita con, rispettivamente, 550 mila utenti (+61%) e 530 mila utenti (+24%).

Microsoft annuncia crociate contro il free software

Microsoft annuncia crociate contro il free software

Continua la battaglia di Big M per affermare la commercialità del software, e questa volta mira diretto al cuore del suo grande antagonista. Stando ad un articolo apparso su cnn.com, Microsoft afferma che il free software come Linux, il quale funziona in un gran numero di strutture corporative in America, viola 235 dei suoi brevetti. Ora esige le royalties da distributori e utenti. Ad avvalorare la tesi pare che Brad Smith e Horacio Gutierrez, entrambi dirigenti nelle aree licensing e patenting di Big M, stiano studiando a tavolino la loro strategia per forzare l’utenza secondo loro “illegale” a esborsare diritti per tutti e 235 i brevetti che affermano siano stati infranti. Che sia l’inizio di una di una di quelle interminabili epopee da tribunale non si stenta a crederlo, fatto sta che la controparte avversaria, il mondo dell’open source, non starà certo a guardare.

Microsoft si pone così in diretto contrasto con numerose compagnie come l’ex alleata IBM (alla quale non si dimentichi che Bill Gates ha dovuto una larga fetta del suo successo quando era agli esordi nel mondo dell’IT) le quali fanno quotidiani sforzi per migliorare e rendere qualitativo il software libero. Questa forte presa di posizione potrebbe far pensare che Big M non abbia più molte frecce al suo arco per mantenere il proprio vantaggio tecnologico ed economico sulle concorrenti. Che l’egemonia di Redmond sia sul viale del tramonto non è chiaro, tuttavia perseguire vie legali tanto drastiche non migliora l’immagine del colosso statiunitense.

L’articolo originale sul sito CNN.COM

Windows Update: un aiuto per gli hacker

Windows Update: un aiuto per gli hacker

Microsoft Windows Update ha un componente chiamato Background Intelligent Transfer Service (BITS) che scarica aggiornamenti in background mentre l’utente lavora normalmente. Se l’utente si disconnette, l’aggiornamento riprenderà nel momento in cui si ristabilità la connessione alla rete.

Fin quì sembra tutto ok. Normalmente è così. Tuttavia siccome il BITS è parte del sistema operativo, il firewall non controlla realmente cosa sta scaricando fidandosi ciecamente del servizio “intelligente” di trasferimento in background. Così mentre non ci sono rischi reali di scaricare virus o trojan attraverso Windows Update in circostanze normali, gli hacker stanno iniziando ad avvalersi del servizio BITS per scaricare codice virale nei computer che sono già stati infettati. E’ un pò come facilitare i traslochi dopo aver acquistato un appartamento in città dove non ci sono parcheggi per il carico scarico.

Così se ci si trova a fare click sul solito allegato di dubbia provenienza da una mail inviata da uno sconosciuto mittente apparentemente non ci sono guai immediati. Tuttavia un bel giorno si scopre che il computer sta tentando di scaricare files eseguibili dalla rete senza il consenso dell’utente magari finalizzato a catturare dati sensibili.

In circostanze normali il firewall dovrebbe segnalare l’attività di download di eseguibili, tuttavia siccome il BITS può aggirare i controlli di routine del firewall tutto è possibile e lo sventurato utente può solo sperare che la fortuna lo assista.

Secondo un parere dell’autorevole Symantec, non c’è modo di prevenire l’utilizzo improprio del BITS al momento, pertanto Microsoft dovrebbe riprogettare questo controverso servizio facendo in modo che il suo funzionamento sia accessibile solo ad un’utenza dotata di massimi livelli di privilegio. In alternativa riprogettare BITS per consentire il download solo da fonti certificate. Vedremo quali strade intraprenderà Microsoft per mantenere il buon nome del suo “inaffondabile” sistema operativo.