IPRED2, disastro imminente

IPRED2, disastro imminente

In questi ultimi giorni è impossibile ignorare quello che sta accadendo nel mondo dell’informazione digitale. La direttiva europea IPRED2 è in via di approvazione, e preoccupa al momento solo gli addetti ai lavori. Tuttavia nel silenzio si sta muovendo una normativa che rischia di sconvolgere l’intero scenario del diritto d’autore rafforzando in modo spropositato i poteri delle major dell’intrattenimento ai danni del cittadino.

Il senatore Fiorello Cortiana, membro del Comitato consultivo sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione ha mobilitato l’utenza Internet scuotendo pareri e coscienze su quanto sta accadendo. E sembra che qualcosa stia in effetti accadendo, finora si sono mobilitati in 1000 tra professionisti dell’IT, giornalisti, bloggers e opinion leaders con mail, articoli e comunicazioni a difesa dei diritti del cittadino. Tuttavia siamo lontani poco più di 20 giorni dall’approvazione della direttiva che potrebbe cambiare radicalmente i diritti di chi fruisce dell’informazione in rete.

“Il problema – spiega Cortiana a Punto Informatico – è che la sensibilità del parlamento italiano su questi temi è scarsa. Quando riuscimmo a far bocciare la direttiva sulla brevettabilità del software avevo ottenuto quasi un mandato in bianco per operare in sede europea, ora c’è una maggiore consapevolezza, ma non possiamo farci conto”. Poichè i giochi sono a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo che dovrà decidere sulla direttiva, Cortiana sta diffondendo un appello agli europarlamentari (riportato di seguito) che per essere efficace dovrà contare su un appoggio il più ampio possibile anche qui in Italia.

“Noi – continua Cortiana – abbiamo la Legge Urbani, per cui IPRED2 ci sembra quasi una liberalizzazione. Nonostante gli sforzi fatti, il testo è in realtà pieno di chiari e scuri, e ampiamente contraddittorio tra un articolo e l’altro. Il che vuol dire che in sede di recepimento possiamo pensare che prevarrà il suo lato più oscuro”.

IPRED2 è figlia delle pressioni delle lobby delle major, che secondo Cortiana “non sono mai state così attive come di questi tempi”. E l’esempio è quello della sentenza con cui il Tribunale di Roma ha imposto a Telecom Italia la consegna dei nomi di quasi 4mila utenti P2P italiani, “andando contro a tutte le decisioni precedenti”, sottolinea Cortiana, che ha già presentato un esposto contro quella decisione. “Con evidenza – spiega – c’è il dispiegarsi di una campagna di pressione che viaggia su vari piani, qui in Italia con cose così, in Europa con cose come la direttiva, tutti strumenti usati da chi ha rendite di posizione che non intende intaccare aprendo a nuovi modelli di business”.

Ma la direttiva prevede anche un ruolo del tutto nuovo per i detentori dei diritti, che potranno affiancare le forze dell’ordine nelle indagini sulle violazioni del diritto d’autore. “È un aspetto – evidenzia l’e-senator – che considero la violazione più grande agli assunti europei: uno non può concorrere da privato alle inchieste delle forze dell’ordine, cioè ad inchieste giudiziarie. Che garanzie abbiamo dei dati che raccoglie, dei nominativi, dei dati delicati e che in Europa sono sulla carta protetti dalle garanzie per la privacy”. Garanzie che furono stabilite, come noto, dal coordinamento delle autorità nazionali sulla privacy presieduto da Stefano Rodotà. “Capisco le forze dell’ordine – insiste Cortiana – ma che un privato che ipotizza di essere danneggiato possa concorrere a queste inchieste e disporre di dati delicati e riservati è un problema”.

“Il paradosso – continua Cortiana – è che viviamo una dimensione internazionale, ad esempio con i Forum sulla Società dell’informazione, in cui si ragiona su concetti come openness, security, multiculturality, e poi abbiamo dimensioni locali, o continentali, che tentano di dar vita per via normativa ad un controllo che non è dato”. “Tu cittadino – spiega il senatore – rischi di diventare la vittima del controllo: dalla tua carta di credito al casello dell’autostrada, ai messaggi che mandiamo”. Il senso di una tecnologia che dovrebbe migliorare la qualità della vita con questo approccio, dunque, viene ribaltato, e l’utente non è più il fruitore ma la vittima.

“E poi ci lamentiamo della Cina”, ironizza Cortiana. “Rischiamo – conclude – di venire meno al portato specifico europeo: proprio laddove gli americani stanno abbandonando certe logiche, noi le stiamo abbracciando. Loro hanno il fair use, noi equipariamo un’attività di contraffazione all’utilizzo personale dei sistemi di file sharing”.

L’appello e la modalità di sottoscrizione su Punto Informatico, dal quale questo post è stato tratto

Latte, nutrimento per il Guerrila Marketing di successo

Latte, nutrimento per il Guerrila Marketing di successo


In questi giorni è iniziata la nuova campagna pubblicitaria della Granarolo per il lancio del latte “Più giorni” con un messaggio diverso dal canonico famiglia-bambini-tazza di latte-colazione:
il nuovo mesaggio è “scegliete le cose che durano di più”.
Ma la novita più significativa è che lo spot Tv è affiancato da un’azione di Guerrilla Marketing gia inizata a Bologna per proseguire poi a Firenze, Milano e Roma e supportata da un sito internet.

La campagna consiste nel far ritrovare alla gente comune nell’ambiente urbano, per strada, degli anelli ( circa 16.000), come quello nella foto, che riportano all’interno il nome del sito internet dedicato e completato con cartellini adesivi che riportano il claim.
La campagna è stata ideata da G-Com in collaborazione con FullSix/DMC.

Dalla Norvegia il primo hardware “autoevolvente”… sarà vero?

Dalla Norvegia il primo hardware “autoevolvente”… sarà vero?

Sul sito bitsofnews.com si dibatte animatamente su una notizia che ha dell’incredibile. Applicare l’evoluzione ad un sistema informatico sembra un discorso degno di un racconto di Philip Dick
tuttavia pare che all’università di Oslo in Norvegia qualcuno ci sia riuscito creando quello che sembra a tutti gli effetti un hardware della prossima generazione.

Kyrre Glette e il professor Jim Tørresen affermano di aver applicato l’evoluzione all’hardware ingegnerizzando quelli che sarebbero a tutti gli effetti dei “geni” in forma elettronica, preposti a trovare la migliore configurazione hardware per svolgere i più svariati problemi trasformando l’entità hardware in questione.

Questa strabiliante creatura sembra poter evolvere se stessa di venti-trentamila generazioni nel giro di pochi secondi in funzione della situazione da affrontare

Nella realtà, un organismo biologico impiega dagli ottocentomila al milione di anni per seguire il medesimo iter evolutivo.

Il team di ricercatori ha iniziato nel 2004 costruendo un “pollo robotico” chiamato Henriette , il quale faceva uso di complicati algoritmi evolutivi per imparare a camminare autonomamente. La differenza principale tra il progetto attuale ed Henriette sta nel fatto che l’attuale meccanismo evolutivo è realizzato in hardware.

L’Evoluzione risolve un sacco di problemi che i programmatori non possono affrontare in quanto impossibilitati a pensare a tutte le innumerevoli situazioni nelle quali può incorrere un robot o un sistema informatico fatto per interagire con fattori esterni e imprevedibili. Se un robot cammina sulla superficie di un pianeta come Marte e cade in un cratere, grazie all’evoluzione potrà imparare autonomamente il metodo per uscire dal cratere stesso senza bisogno di un aggiornamento del suo software ad opera degli umani.

Il prossimo step che seguirà il tem di Oslo sarà quello di realizzare un robot per aiutare l’installazione di tubature petrolifere ed altri equipaggiamenti ad una profondità di 2000 metri sotto il livello del mare, dove comunicare con un robot è praticamente impossibile.

Come anticipato all’inizio, sul sito bitsofnews.com si dibatte animatamente in un clima di scetticismo su una scoperta che sembra venire direttamente dal futuro.

Aeroporto in…Guerrilla

Aeroporto in…Guerrilla

Anche in Italia i primi segni di forme di comunicazione più alternative: un esempio concreto lo troviamo nell’aeroporto Marco Polo di Venezia dove i nastri trasportatori sono stati utilizzati come supporto per una campagna di Guerrilla Marketing per conto del Casinò di Venezia.

Una strategia mirata: colpisce direttamente il turista nella fase più o meno lunga di attesa dei bagagli.
Finalmente un Guerrilla italiana sviluppata da una agenzia Italiana, la Admcom, per un cliente italiano…

Ad Harvard corona d’alloro per Bill Gates

Ad Harvard corona d’alloro per Bill Gates

Il businessman più famoso del globo colleziona l’ennesima piccola vittoria. Fondatore di una delle massime multinazionali del pianeta e promotore della più potente fondazione benefica mai esistita, ha indotto il collegio degli Havard Alumni a riconoscergli una Laurea Honoris Causa.

Qualcuno ha sottolineato la scelta dell’istituto in relazione con i forti investimenti con cui la Gates Foundation ha favorito le attività degli studenti più promettenti e gli ingenti investimenti di Big M nelle strutture dell’ateneo.

Lo stesso William Gates III sarà l’oratore principale (senza dubbio efficacissimo, considerati i suoi brillanti trascorsi) durante la cerimonia del Commencement il prossimo 7 giugno.

Queste le parole del Presidente Paul Finnegan riguardo la partecipazione del onnipotente Bill “Sono molto felice che la comunità di Harvard abbia l’opportunità di ascoltare Bill Gates, Il suo contributo al mondo del business e della tecnologia, e il grande esempio che propone con la sua filantropia su vasta scala, lo pone giustamente al centro della ribalta qui ad Harvard”.

Come se ciò non bastasse, qualche impenitente fanatico di “MicroStoria” ha rinvenuto un importante
discorso che Gates tenne nel 1989 ad una folla di studenti
, nel quale sviscera i punti salienti della storia dell’home e dell’office computing mettendo a nudo la sua forte (talvolta!?) lungimiranza..

Per chi volesse approfondire, è disponibile la biografia ufficiale di Bill Gates sul sito Microsoft

Sotto il cofano di Vista®: Il file system transazionale

Sotto il cofano di Vista®: Il file system transazionale

Tra le innumerevoli caratteristiche di questo complessoo sistema operativo salta all’occhio il “Kernel Transaction Manager”. Chi è pratico di sistemi database sa che una transazione è una sequenza di operazioni incapsulate in un contesto procedurale particolare che può essere reso esecutivo al termine dell’ultimo passo oppure annullato del tutto al verificarsi di particolari condizioni oppure di errori. Questo concetto è molto importante nell’ambito di complessi sistemi informativi e pare che Big M abbia applicato questa filosofia al file system di Windows® Vista®.
Mark Russinovich, nella sua dissertazioni sul kernel di Vista, ci parla del Kernel Transaction Manager. Ora nella giungla di sigle e nomi altisonanti che orbitano attorno ai prodotti Microsoft questo termine potrebbe sembrarci un pò anonimo, tuttavia sotto questa dicitura si cela un’ottima idea per il recupero di situazioni disastrose legate al crash di applicazioni che agiscono sul file system.
“Con uno sforzo davvero minimo”, scrive Russinovich, “le applicazioni per Windows Vista possono avere un supporto al recupero di errori gravi utilizzando il nuovo supporto transazionale ai files di NTFS e al registry con il KTM”
Quando un’applicazione deve eseguire una sequenza di operazioni “delicate” può inizializzare una transazione KTM ed associarvi ogni operazioni su files. Se tutte le operazioni hanno successo, al termine della sequenza si può effettuare il “commit” della transazione rendendo effettive tutte le operazioni su files. In caso contrario, seguendo la logica dei database transazionali, è possibile effettuare il “rollback” della transazione annuallando ogni operazione effettuata sotto la tutela del KTM.
Questa piccola rivoluzione potrebbe davvero rendere più robuste e meno danneggiabili le applicazioni che girano sotto il nenonato di casa Microsoft, chissà se gli sviluppatori coglieranno l’occasione al volo.

Tuffarsi nello “scattante” mondo virtuale di Second Life

Tuffarsi nello “scattante” mondo virtuale di Second Life

Diversi anni fà c’era un esperimento chiamato Active World, tra i primissimi tentativi di creare un mondo 3D virtuale in rete nel quale muoversi e interagire con altri utenti.
Lo provai per breve tempo, ricordo su un Pentium a 100Mhz con un modem a 33.6kbps e malgrado la prospettiva assolutamente futuristica che offriva lo abbandonai ben presto, scoraggiato dall’eccessiva lentezza del motore grafico 3D e di download delle texture necessarie a “vestire” questo pionieristico mondo parallelo.
Tuttavia l’idea ha mantenuto invariato il proprio fascino, tantochè molto tempo dopo, stanco della piatta interazione da instant messenger vari, riprovo a tuffarmi nella virtualità di incontri a tre dimensioni e così mi decido ad installare il celebratissimo Second Life.
Analizzando il nome della casa software che lo produce, la LindenLab, inconsciamente realizzo che, fatta eccezione per una lettera “L” di troppo è l’anagramma del nome “Bin Laden”, cosa buffa di per se.
A parte questo la musica vedo che cambia poco.. lentezza eccessiva. 8 anni dopo il sistema con cui provo ad immergermi nella socialità digitale è un P4 a 1.7, 640mega di ram e una Ati Radeon 7200 con 32 Mega. Voi direte che è un sistema attempato per le richieste dei videogames di oggi, tuttavia trovo che per estendere al massimo pubblico raggiungibile l’esperienza della “Seconda Vita” bisognerebbe prestare maggior attenzione alla popolarità dell’hardware anzichè avanzare richieste tecnologiche degne della Microsoft. Oltre a questo poi ricordiamo che di videogame non si parla, benì trattasi di un sofisticato sistema per intrecciare relazioni sociali nel cyberspace.
Col medesimo hardware muovo giochi 3D a frame rate piuttosto sostenuti e quindi mi chiedo perchè questo non possa accadere con Second Life. La connessione è una banale adsl marca Telecom ma le textures per apparire impiegano diversi minuti, forse a causa dell’eccessivo affollamento dei server preposti alla generazione degli ambienti 3D. Inoltre, aprendo il task manager noto con disappunto che il consumo di potenza di calcolo della cpu è impietosamente al 90-100%, cosa che, considerando la dimensione della viewport di 640×480 pixel, mi fa realizzare che questo prodotto non sia stato programmato con molta perizia.
A questo aggiungerei la onnipresente componente economica altalenante tra il “reale in euro sonanti” e quella “virtuale in moneta locale” la quale permette di diventare proprietari terrieri, fabbricare, acquistare, dare party, intrattenere rapporti sociali e magari chissà… avere anche un’amante se le norme di Savoir Faire imposte
dall’agreement iniziale lo consentono.
Prima della mezzanotte il gioiellino della gloriosa LindenLab è disinstallato e il mio avatar è finito nel cestino della spazzatura. Ma con ogni probabilità tornerò a scorrazzare tra gli affascinanti poligoni di Second Life con un sistema ben nutrito di megahertz e con un’accelleratore video all’ultimo grido, tanto per vedere quanto bisogna entrare nell’ordine di idee di questo mondo virtuale per essere tentati a scrivere le cifre della carta di credito per acquistare una villetta a schiera in vero polilgono texturizzato Made in Internet.

ReactOS.. ovvero: come far preoccupare Bill

ReactOS.. ovvero: come far preoccupare Bill

Giunto alla release 0.3.1, questo progetto open source inizia a far parlare di se considerato il discreto stadio di maturazione. Ci troviamo di fronte a un Windows XP clone totalmente gratuito che potrebbe creare non poche noie al Reame di Redmond. Milioni di utenti business seguono con attenzione lo sviluppo di un sistema operativo che a costo praticamente nullo (a meno che le loro coscienze non li portino a fare una giusta donazione) permetterebbe loro di avere delle macchine Windows-like perfettamente funzionanti e quindi senza alcun trauma di migrazione verso eventuali sistemi operativi di tipo unix/linux/bsd.
Per chi fosse interessato consiglio caldamente la consultazione del sito web del progetto ReactOS.

Da Microsoft pesanti accuse verso Google

Da Microsoft pesanti accuse verso Google

Nella nota preparata dal portavoce Thomas Rubin, Microsoft asserisce che Google stia attuando, nell’ambito del mercato dei nuovi media, politiche che danneggiano gravamente il mercato di libri, software e video.

“Compagnie che non creano contenuti di proprio pugno e fanno soldi unicamente appe spalle del lavoro altrui, stanno estorcendo miliardi attraverso introiti per advertising e I.P.O.s” afferma veementemente Mr. Rubin.

“Google assume che chiunque sia autorizzato a condividere contenuti protetti da copyright a meno che il diretto interessato non comunichi esplicitamente a Google il divieto di distribuire le proprie opere” continua Rubin riferendosi chiaramente al sistema YouTube, acquisito in tempi recenti da Google e spesso al centro di diatribe legate alla distribuzione di contenuti soggetti a diritto d’autore.

Google risponde, nella persona di David Drummond, affermando che Google lavora con più di 10.000 soggetti coinvolti nell’attività di indicizzazione di Google Books e nel campo del video ha aggiunto il supporto e il contributo di BBC e N.B.A. come partner di YouTube per affermare la trasparenza delle proprie operazioni.

“Noi operiamo nel rispetto delle leggi internazionali sul copyright” continua Mr. Drummond, “e il risultato è dato dalla accresciuta visibilità e notorietà per gli autori, i produttori e gli editori delle opere”.

Presumibilmente non sarà l’ultimo capitolo della diatriba.

CPU, APU, GPU… ovvero quando specializzato è meglio

CPU, APU, GPU… ovvero quando specializzato è meglio
Dopo oltre 15 anni di filosofia “all in one” la CPU torna a restituire indipendenza alle unità di elaborazione specializzate. Esatto, proprio come ai tempi del coprocessore matematico per chi ha buona memoria. AMD ha annunciato la nuova piattaforma Torrenza che reintroduce il concetto di coprocessore. Anche Intel sembra decisa a seguire il medesimo percorso con la sua soluzione denominata CSI. Con queste tecnologie nel futuro avremo diversi chip specializzati montati direttamente sulla motherboard su socket appositi e preposti alla gestione delle funzioni aritmetiche, grafiche 3d etc.
Il sito Hardware.info ha pubblicato un articolo dettagliato che introduce alle nuove tecnologie di AMD e Intel
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